Sabato 18 aprile esce una nuova puntata di “Ciao sono Fulvio”, e anche stavolta il viaggio parte da una certezza granitica: Fulvio l’inverno non lo sopporta. Altro che magia del freddo, cioccolata calda e maglioni oversize: qui il clima ideale è quello in cui si smette di sembrare un piumino con le gambe e si torna lentamente a vivere. Per questo marzo, mese di passaggio e di liberazione, diventa il protagonista perfetto di una puntata che mescola pensieri personali, attualità e quelle piccole scene di vita quotidiana in cui è facilissimo riconoscersi.
Ma non è solo una dichiarazione d’amore alla primavera che si avvicina. Fulvio prende marzo, lo guarda bene e scopre che dentro ci stanno parecchie cose: il suo nome arriva da Marte, dio della guerra, e in effetti il periodo non sembra proprio voler smentire l’etimologia. Tra Ucraina e Medio Oriente, la puntata si concede anche un momento più riflessivo, passando dal rumore del conflitto alla luce del Nowruz, il capodanno persiano, che celebra rinascita, equilibrio e nuovi inizi. Una boccata d’aria, insomma, mentre il resto del mondo continua a fare parecchio casino.
Poi però si torna a casa, che è sempre il posto dove succedono le cose migliori. Marzo, in famiglia, significa compleanni a raffica, canzoni obbligatorie, ricordi di feste piccole ma densissime e quella fauna domestica fatta di fratelli, sorelle e zie praticamente incorporate nell’arredamento. Oggi magari la torta lascia spazio alla pizza fuori, ma il concetto resta lo stesso: pochi, buoni e possibilmente seduti davanti a qualcosa di molto calorico.
Nella nuova puntata c’è spazio anche per il 21 marzo, che mette insieme l’inizio della primavera, la Giornata della memoria e dell’impegno contro le mafie e pure un piccolo dramma esistenziale: meglio inseguire un concerto o concedersi finalmente una gita a Firenze? Fulvio ci costruisce sopra uno dei suoi classici bivii tragicomici, dove convivono sogni da turista serio e nostalgia pop da cantare a squarciagola.
E infine arriva lui, il tema che più di tutti mette a nudo le fragilità umane: lo sport. Dopo i buoni propositi di inizio anno, la situazione è più o meno questa: nessuna alba corsa, nessun fisico scolpito, ma ottime probabilità di aver consumato più serie tv che calorie. La soluzione? Un compromesso dignitoso con la realtà: lunghe passeggiate, aria tiepida, tramonti e zero ambizioni da maratoneta. Del resto, la vera primavera comincia quando arriva il cambio dell’ora: ci ruba sonno, sì, ma in cambio ci regala quella luce serale che rimette in pace col creato.
Una puntata che fa quello che “Ciao sono Fulvio” sa fare meglio: partire da una cosa apparentemente semplice — in questo caso marzo — e trasformarla in un racconto che passa dalla geopolitica ai compleanni di famiglia, dalla memoria civile alla pigrizia cronica, senza mai prendersi troppo sul serio. Con una domanda finale che promette di dividere il pubblico più di qualunque tema internazionale: ora legale sì o no?