Dopo ben undici giorni di conflitto (o per meglio dire, la pulizia etnica attuata dagli israeliani nei confronti dei palestinesi) dalle due di notte di venerdì 21 maggio è avvenuta la deposizione delle armi per una nuova tregua: un cessate il fuoco da parte di Israele, che però prevede un fermo di tre giorni nei quali si dovrà formare un compromesso: se però Israele non accetterà, tutto riprenderà esattamente come prima.
Questo ingiusto accanimento ha causato nuovamente morti da entrambe le parti e violenza specialmente nei confronti del popolo palestinese, che si vede in continuazione cancellare interi nuclei familiari con attacchi pianificati alle abitazioni dei civili: ci sono state circa 230 morti palestinesi a causa dei bombardamenti israeliani. Le cifre sono basate su quanto riportano le dichiarazioni del ministero della sanità palestinese. Tra i decessi ci sono 65 bambini, 39 donne e 17 anziani. Molti anche i feriti sullo stesso fronte palestinese: quelli riportati sono ben 1.710. Meno aggiornati i bilanci sulle vittime che riguardano il popolo d’Israele: sembrerebbe siano avvenuti 12 decessi israeliani e centinaia di feriti.

 

Ci sono personaggi noti che hanno deciso di schierarsi da una parte piuttosto che dall’altra, e tra questi rientra Jonathan Kash, che guardando un video di alcuni bambini israeliani apparentemente feriti, su Instagram ha gridato allo scandalo e manifestato il suo sostegno per quest’ultimi. Peccato che Emilio Mola, un autore sensibile alla tematica, ha fatto presente, sempre su Instagram, che questi video sono un falso, e che in realtà sono frutto di un’esercitazione di trucco cinematografico su un set; addirittura, nella vera intervista alla donna dirigente di questa equipe, è stato fatto presente che è la prima donna a capo di un’organizzazione che precedentemente era riservata solo agli uomini in Palestina. Qui di seguito il link al video originale e corretto, in arabo: https://youtu.be/sq485mm3Ct4 .

Il cinema quindi è anche questa volta al centro di un dibattito, e come possiamo non citare almeno due pellicole che sono state in grado di riportare il dolore che vive nei cuori dei palestinesi e quello presente anche negli animi degli israeliani non sionisti? Il primo, incredibilmente vero e pittoresco, è il film di Elia Suleiman, Il tempo che ci rimane del 2009. Il film è stato presentato in concorso al Festival di Cannes nel 2009 e al Toronto International Film Festival. Il regista nella pellicola interpreta sè stesso: giunge in aereo in Israele e sale su un taxi guidato da un israeliano. Durante il viaggio, Suleiman si lascia andare ai ricordi e ricostruisce i rapporti fra Israele e i Palestinesi attraverso quattro episodi della sua vita: la prima parte si svolge durante la guerra arabo-israeliana del 1948. Fouad Suleiman, il padre di Elia, è un combattente della resistenza palestinese. La seconda parte poi si svolge nel 1970: Elia è bambino, frequenta una scuola israeliana. Il padre ascolta i fantasiosi programmi politici di un vicino di casa; la madre è in contatto epistolare con i familiari profughi in Giordania. La terza parte si svolge nel 1976: Elia è un giovane uomo taciturno che vive ancora in famiglia nella stessa casa in cui vivevano dieci anni prima. Nell’ultima parte, ambientata nell’epoca contemporanea, il regista ritorna a casa per rivedere la madre malata, ricoverata in una casa di cura. Nel frattempo, Nazaret è molto cambiata.
Il punto di forza della pellicola sono le incredibili inquadrature fisse che si mantengono distanti dagli avvenimenti che accadono di fronte a noi, oltre che mostrarci gli splendidi paesaggi e gli interni tipici che cambiano nel corso degli anni. Il tutto è accompagnato dal silenzio e solo a volte dalla musica tipica del luogo. Per il resto, nemmeno l’attore protagonista recita mai parlando, ma solo attraverso i gesti.